Seduti in quel caffè…Sognando Liverpool

Seduti cop 1Taranto, gli Anni 60 e il sogno beat. Non è una enciclopedia, né una bibbia dei gruppi musicali tarantini di quei tempi, che però rappresentano buona parte della colonna sonora di questo libro. È quasi un romanzo, un insieme di storie ricucite da chi, quegli anni, purtroppo li ha solo sfiorati. Mentre musici, musicisti e musicanti, si mescolavano fra loro e diventavano apprendisti stregoni, io li osservavo, ascoltavo, invidiavo, imitavo. Pettirossi e Condors, poi diventati I 4 del Sud, già grandi per me, erano i miei Beatles.Quanti sogni. In
questi anni ho provato a sentire qualcuno di quei protagonisti. Spesso, la storia, la raccontava in modo diverso da un altro compagno interpellato, che pure aveva fatto parte dello stesso gruppo, della stessa epica. Ognuno, quel periodo, l’ha vissuto e raccontato a suo piacimento. Come è giusto che sia. Ricordare quegli anni, però, è stato come toccare fili scoperti, rischiare il corto circuito, scontentare qualcuno. Ecco perché il tratto romantico, una storia di sentimenti. Per non scontentare nessuno. E rivolgere con queste pagine un sincero abbraccio, affettuoso e nostalgico insieme, a tutti. Protagonisti, comprimari, comparse, chiunque si sia trovato, anche un solo giorno, di passaggio in quegli Anni.

 

I Complessi, così si chiamavano le Band di allora, nascevano e morivano come fossero farfalle, ma ogni volta spiccavano un breve, ma convinto volo. Ogni città aveva i suoi bazar della musica che in breve prendevano dimensioni da grande magazzino. Nella mia Roma si chiamavano Musicarte e Cherubini, a Taranto c’erano Armentani e Taurisano, a Martina Franca Marangi e tutto funzionava allo stesso modo. Leggere il ritratto che Frascella fa di quei giorni in quel di Taranto, è in fondo la fotocopia di quanto accadeva ovunque, l’unica differenza forse era che a Roma e a Milano, “…seduti in quel caffè”, vagheggiavamo Londra e che invece a Taranto e su di lì, si puntavano i sogni su Roma e Milano. Ogni nord ha sempre avuto un suo sud! «Ma tu stai a Roma e puoi imparare un sacco di roba da tutti questi complessi inglesi che passano da qui, noi invece siamo di Taranto e al massimo abbiamo visto dal vivo i Motowns e Mal dei Primitives». Così mi disse una sera Silvano Chimenti al culmine di uno sfogo da depressione. Io suonavo con “I Naufraghi” e lui era arrivato da poco a Roma con “I Planets”. È vero, non ci avevo mai pensato, noi eravamo fortunati perché avevamo un sacco di modelli da imitare, a Taranto invece… Ma allora come facevano quel maledetto Tarantino e la sua band a farci neri ogni volta che staccavano un pezzo?

Stefano D’Orazio